Dellera blog: Chicago e il blues

fonte: Rolling Stones 

Torno ancora una volta con gli Afterhours, la mia famiglia “artistica”. E' una grande gioia aver preso con loro l’ennesimo aereo

La copertina del primo album dei Rolling Stones.

 

Andavo a trovare il mio amico Max, un pazzo musicista, partito prima di me all’avventura che aveva trovato rifugio in una parrocchia del Village a cercare di sfondare tra gli americani con una sorta di Space Rock.

Adesso ci torno ancora una volta con gli Afterhours, la mia famiglia “artistica”. E devo ammetterlo è una grande gioia aver preso con loro l’ennesimo aereo.

Il volo più importante della mia vita però è quello che ho preso per l’Irlanda 15 anni fa. Mi ricordo ancora le parole dei miei: “ Sei impazzito?”, “Lasci tutto per fare il musicista?”, “Dove credi di andare?.........” e via discorrendo. Gli amici invece: “Sei un grande”, “Fighissimo”, “ Vai avanti che ti raggiungo, che di stare a Milano non ne posso più”. Ma poi su quell’aereo ci sono salito solo io, lasciandomi tutto alle spalle.

Così una mattina mi sono licenziato, ho preso la mia chitarra ed ho raggiunto la mia ragazza in Irlanda (almeno una donna, sì) per cercare di fare quello che sentivo giusto per me e non per gli altri. Per suonare la musica che sentivo, senza illusioni e senza rimpianti. Poi sono successe tante cose ma quella è un'altra storia. 
E adesso, di nuovo in giro, sono a Chicago.
Chicago, Chicago è ovviamente il blues. Ma io una volta odiavo il Blues! Perché, vi spiego, funziona così, quando hai vent’anni e qualcuno che non conosci ti invita in una saletta a suonare, nel momento in cui scopri che non si hanno pezzi in comune qualcuno parte in quarta con un bel MI (di solito è il giro più semplice), e tutti gli altri dietro a jammare ed improvvisare.

Poi però alla terzo giro ti sei fatto due palle così, e da allora ho sempre odiato il blues, lo trovavo noioso. Poi un giorno un amico mi presta il primo dei Rolling Stones, quello senza titolo, spero abbiate presente. E li ho scoperto che si poteva spaccare il mondo, che il blues è come lo interpreti: chitarre taglienti, batteria che sembra un treno, un suono sporco ma attualissimo!! Ecco, l’illuminazione. A proposito, su quell’album c’è anche una certa Route 66, una grande cover che mi faceva impazzire, volevo cantarla ma non capivo una parola. Allora ricordo io e mio fratello su una spiaggia ad intortare una ragazza Irlandese perché ci scrivesse il testo. Vedete l’Irlanda era nel mio destino!!


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