Dellera blog: The Green Mill

'Siamo usciti quasi in corsa entusiasti, sorridenti e gratificati to the max dal leggendario locale che fu di Al Capone

fonte: Rolling Stones

Non avevo letto nulla a riguardo; non avevo fatto ricerca e mai ne avevo sentito parlare. Il Green Mill è un sogno. Un sogno ricorrente a dir la verità, che si ripete ogni volta che esci la sera per strada per penetrare la porta di un luogo che sia spettacolare e accogliente ed eccitante, con gente curiosa che non abbia paura di qualcosa; questo almeno succede a me.

La domenica sera, quella della Slam Poetry e dell'open mike', vede il locale pieno, pieno di voglia di divertirsi ed essere protagonisti. Costruito all'inizio del secolo, questo luogo mantiene lo stesso decor originale dagli anni 30', da quando Al Capone fece del Green Mill la sua tana ed il suo boudoir, dove l'odierno palco era il suo prive' e gli artisti performavano sulla pedana girevole dietro al bancone.

La gente che incontri ci guarda, ci parla e a volte cerca proprio la nostra attenzione; ci chiede che facciamo lì, non c’è invidia, difensivismo o antagonismo ma solo voglia di conoscere, di sapere che sei in qualche posto speciale e che quello e' il luogo perfetto.
Quando ti porti un energia curiosa e aperta e, stai in paese straniero, capitano sempre delle piccole magie. E mentre il trio di improvvisatori jazz insonorizzava i vari performer, ho guardato la pianista e pensato che avrei potuto stringere amicizia con lei, dopotutto assomiglia molto ad una ragazza un po’ innamorata di me, ma forse lì era Mad hatter beer.
Molto funky ammiccava a qualcuno al bancone e un po' a tutto il pubblico; lei è parte della scena con quella faccia e acconciatura anni trenta ed un grande tocco al piano.

Il master of ceremony introduce uno dopo l’altro gli ospiti, alterna veloci scambi con il pubblico, ammicca, dissacra, prende tutto e tutti spesso in giro ma con una serietà e leggerezza da essere preso molto sul serio. Non è Graucho Marx ma parte della serata è dentro tutto quello che fa e, come tutti i performer presenti, brillante, affascinate, tra le righe e mai melodrammatico. 
Ho la sensazione di essere in un posto magico, unico, senza tempo e senza frontiere. Mi ha ricordato un altro posto dove mi sono sentito così, “La Cave” a Dublino, dove qualcuno scambiava gesti, parole, ritratti, occhiate e danze ascoltando vecchio calipso o 60's rock steady, roba senza tempo e tutto molto rock n’ roll.

Siamo usciti quasi in corsa entusiasti, sorridenti e gratificati to the max. Ma soprattutto ero pieno di speranza per tante cose e, attraversando la strada in corsa, pensavo alla frase dello sketch di chiusura del presentatore: “La tua testa e' come un paracadute, funzione solo quando è aperta”.


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